Skelters, l’intervista completa: “Siamo musicisti-operai che sognano di cambiare il mondo”

Il loro nome è Skelters e sono un gruppo pop-rock calabrese originario di Catanzaro. Basta vederli live per capire che sono eccentrici, sicuri, sprezzanti delle insidie all’interno dell’industria musicale italiana. Ammagliati dal fascino dell’Inghilterra, si definiscono fans sfegatati dei Beatles e degli Oasis. Nascono nel 2007 ed hanno già all’attivo oltre 150 date in Italia e 2 tour in Europa, tra cui compare l’ Uk Spring Tour, che ha portato la band a solcare vari palchi in terra inglese. Con alle spalle l’album “Lux Mundi” (2009) (interamente in inglese)  e un EP di 5 tracce intitolato “2012”, la band si appresta a ritornare sulla scena musicale italiana con il nuovo singolo “Siamo”, presentato in anteprima su Repubblica.it ed ora in free download sul loro sito ufficiale, dove ha superato i 10000 download. Il videoclip del singolo, ideato e realizzato dal fotografo Paolo Ranzani (regista, tra gli altri, del videoclip del brano “Alfonso” di Levante) e Riccardo Antonino, mostra un susseguirsi di 150 selfie da tutto il mondo di fans ed amici della band. Sicuramente una scelta curiosa da parte della band, formata da Giuseppe Russo (Voce,penna,chitarra, piano e synth), Domenico Martinis (Lead guitar,doppie voci), Luigi Longo (Basso,cori) e Emanuele Russo (Batteria,penna,cori).

Sono andato ad intervistarli per voi, ed ecco cosa mi hanno raccontato.

 

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Innanzitutto, per i lettori che non vi conoscessero, spiegateci brevemente chi sono gli Skelters.

Giuseppe: Siamo dei musicisti-operai. Non come Berlusconi che faceva il finto presidente operaio. Siamo gente comune. Ed è per questo che vinceremo. Una banda di matti, navigatori, poeti , chitarristi, cantanti e sognatori.

L’ultima volta che ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con voi è stata il 24 maggio 2012 presso un locale di San Lorenzo, a Roma. Eravate freschi di pubblicazione del nuovo EP “2012” e del singolo “Burattini”. Cosa è cambiato dal 2012 ad oggi per quanto riguarda il vostro percorso musicale?

Giuseppe: Siamo diventati italiani. Svestendo un po’ i panni degli italiani all’estero. Siamo cresciuti, siamo maturati. Abbiamo portato avanti il progetto iniziato nel 2012 di scrivere brani in italiano. Tutto è più chiaro, tutto è arrivato. Così come lo abbiamo sognato. Perché sognare oggi è la cosa che più di tutte i grandi poteri vogliono toglierci. Vorrebbero impedirci di sognare. Perché sognando e lavorando nella sfera reale il sogno si concretizza sempre e diviene realtà . È una legge della natura energetica e cellulare di cui sono fatte tutte le cose.

Emanuele tu in particolare, quel giorno, affermasti in un’intervista lasciata ad un radio locale che i brani in italiano risentivano di un’influenza beat, 60’s a cui avete aggiunto degli inserti di Microkorg e suoni elettronici. La produzione di un brano come “Siamo” segue questa impostazione musicale o ha risentito di ulteriori influenze?

Emanuele: Sì sì, ricordo l’intervista in maniera lucida, anche perché ancora non avevo bevuto… ahaha. Scherzi a parte, sicuramente quando si lavora da soli, senza essere seguiti da un produttore artistico, si rimane rinchiusi nei propri schemi. Lavorare con una persona esterna, nel nostro caso Luca Mattioni, ci ha fornito un connubio perfetto. Lui ci ha disegnato un vestito perfetto addosso. Le sonorità 60’s sono svanite, tuttavia siamo consapevoli del cambio e sopratutto delle sonorità acquisite. Siamo più pop del solito. Ed è una scelta presa di comune accordo in studio. Abbiamo raggiunto degli standard moderni sia a livello compositivo che per quanto riguarda il suono. È la strada che volevamo intraprendere senza paura. All’inizio per noi il cambio inglese-italiano è stato un po’ traumatico. Ma ora siamo fieri di  tutto quello che stiamo facendo. La musica può funzionare veramente quando ci sono sinergie. “Siamo” è un brano sicuramente con un sound più 80’s che 60’s. Vogliamo essere contemporanei il più possibile senza perdere ovviamente le nostre radici. Il background è fondamentale per noi. Finché ci divertiremo, continueremo a suonare e sognare senza costruzioni da parte di nessuno. L’arte viene dall’anima. Penso di dire queste cose a nome di tutti. Ci sentiamo più coinvolti e abbiamo trovato noi stessi. Ora quando suoniamo arrangiamo, proviamo. Siamo consapevoli di quello che succede. Il singolo è stato scritto da me e Giuseppe ha limato il tutto. È un pezzo che ha la funzione di risvegliare la gente, di farci vedere nel profondo. Di pensare a questa cosa sopratutto in questi tempi bui.

Nel 1978 un certo cantautore calabrese di nome Rino Gaetano disse di “sentirsi più romano che calabrese”. Affermava che Roma era la città che lo aveva fatto crescere artisticamente, nonostante portasse la Calabria sempre nel suo cuore. Chi vi segue ha avuto modo di sapere che siete divenuti milanesi d’adozione. Come mai questa scelta? Anche voi come Rino Gaetano non vi siete sentiti valorizzati artisticamente?  

Giuseppe: La scelta è stata forzata, perché Milano è il fulcro del mondo musicale italiano. Domenico ed Emanuele stanno completando il loro percorso artistico/didattico fuori dalla Calabria. Domenico è a Milano ed Emanuele in Lussemburgo con i più grandi professori d’Italia e d’Europa. Quindi i contatti, inevitabilmente, sono tutti concentrati lì. Luca Mattioni , il nostro produttore artistico e oramai quinto elemento della band è  stato il primo motivo di contatto nel milanese. Grazie a Luca ed ai suoi consigli siamo riusciti a capire la direzione da prendere. Mi ha reinventato a livello canoro. Come cita un brano degli Strokes che io amo tanto “…you tell me how to sing…”,  ed ecco che lui ha fatto sì che trovassi il mio personale ed originale modo di esprimermi vocalmente. Inoltre Mattioni è diventato , anche se non ama definirsi tale, il nostro “manager” , punto di riferimento nel top dell’industria musicale che conta. Detto ciò ritornando alla frase di Rino Gaetano, che adoro personalmente, penso che la Calabria sia dolce e amara. La amo e sono tornato  a viverci dopo diverse esperienze lavorative in altre regioni d’Italia.

Dunque pensi che non si possano valorizzare degli artisti in Calabria? 

Giuseppe: Il problema in Calabria rimane la cultura. La cultura al sud non è abbastanza valorizzata dai “politici” che non hanno neanche il merito di poter essere chiamati tali. La cultura deve essere proposta, e promossa per essere conosciuta dalle persone. Perciò, l’unico modo per valorizzare il territorio, è non andare più a votare  gli amici degli amici, cambiare la classe politica con gente meritevole. Bisogna promuovere la cultura in tutti i suoi orizzonti. Attenzione però, questo è un problema che è particolarmente accentuato da noi in Calabria, ma che purtroppo tocca tutta l’Italia.

Il videoclip di “Siamo” è stato ideato e realizzato da Paolo Ranzani, un fotografo di tutto rispetto, considerato da molti uno dei più interessanti della sua generazione.  Oltre a fotografare tantissimi personaggi noti come Brachetti, Littizzetto, Antonella Elia, Neri Marcorè, Alex Zanardi e perfino Dario Argento durante la lavorazione di un suo film, si è calato nella regia di cortometraggi e videoclip della scena indipendente, tra cui il vostro.  Che effetto vi ha fatto avere a che fare con un personaggio di questo calibro? E che impressione avete avuto, conoscendolo di persona? 

Giuseppe: Paolo è una persona fantastica. Umile , diretta simpatica e professionale. Ci siamo subito sciolti dal primo istante in cui siamo entrati nel suo magnifico ed enorme studio di Torino. Ci siamo presentati anche con Georgette e Riccardo Silvio Antonino di Garybald e ci siamo detti:  “Dai adesso creiamo la bomba da far esplodere” e così è stato. Tutto è partito da una proposta del team Ranzani e grazie al cielo l’abbiamo accolta immediatamente con entusiasmo. Grandi Amici.

Il videoclip conta 150 selfie da tutto il mondo. Che cosa rappresenta per voi il selfie nel 2014?

Giuseppe: L’espressione di sé stessi. Ovviamente dopo l’effimera moda che si è diffusa inizialmente. Oggi si ha voglia di esprimere se stessi più che mai. I grandi e potenti del mondo cercano di schiacciarci, ma come diciamo nella canzone “NOI SIAMO TUTTO CIO’ CHE VOGLIAMO”, quindi nulla può reprimerci se ne prendiamo consapevolezza.

Stimo molto gli artisti che si mettono in gioco come avete fatto voi. Tuttavia, siccome non a caso è il titolo del mio blog, dovete permettermi un disappunto. Spesso avete criticato la scena indipendente italiana non condividendo la musica di alcuni artisti come Dente. D’altro canto vi siete sbilanciati non condividendo nemmeno la musica di cantanti che possiamo definire “commerciali” come la Pausini. Avete parlato benissimo fin qui di Luca Mattioni, che sicuramente potrà essere uno che saprà il fatto suo, ma tra le sue produzioni vediamo cantanti come Valerio Scanu e Paolo Meneguzzi. Come spiegate questa scelta che a primo impatto può apparire, permettetemi di pensarlo, per lo meno contraddittoria?

Giuseppe: Manu come al solito è sempre esagerato e fulminante. Dente è un cantautore molto apprezzato dalla scena italiana. Indiscusso il suo emergere perché coi suoi testi entra nella vita delle persone. E questo è il compito di ogni artista. A Manu non piace il suo modo di cantare ma è un suo personale gusto. Neanche e a me a dir la verità esalta. Comunque la scena italiana è florida, oggi più che mai e ha voglia di dire tante cose. Anche noi lo vogliamo. Se posso essere per un attimo anche io esagerato, direi che non sono molti i cantanti italiani “big” che mi esaltano. Adoro Battiato e Jovanotti è un grandissimo. Le produzioni di Luca non c’entrano col gusto musicale. Le idee di Luca ci hanno esaltato fin da subito e quando hai questa scintilla, devi accendere il fuoco. E noi ti assicuro che faremo un incendio.

Peraltro, so che hai vinto una borsa di studio per il CET, la scuola di Mogol. Raccontaci un po’ questa tua esperienza.

Ecco, il Cet è l’esempio di come le istituzioni possono agevolare la musica, la Calabria, l’Italia. Grazie ad una borsa di studio regionale sono finito al Cet ed è stata la svolta. Grazie a Giuseppe Barbera, che non finirò mai di ringraziare, ho imparato a vivere e vedere la musica in tutti i suoi aspetti. Ho imparato a comporre brani che funzionano. Ma non vi svelerò nulla. Il Cet è un paradiso in mezzo all’infernale mondo del music business. Esperienza mistica solo da provare… per chi se la può permettere. Parola di Giuseppe Russo.

Mi pare di aver capito che un giorno qualcuno ha paragonato Emanuele e Giuseppe Russo ai fratelli Gallagher. Domenico, parlacene un po’. Com’è lavorare con entrambi? Sono spesso in disaccordo o vivono serenamente il fatto di suonare nella stessa band?

Domenico: Lavorare con Giuseppe ed Emanuele è parecchio divertente. Mi spiego: dal punto di vista umano, sono due persone eccezionali e dai caratteri molto differenti. Posso affermare con orgoglio che sono per me (Luigi compreso) dei fratelli. Nella vita di tutti i giorni appaiono come il giusto assortimento, si completano a vicenda e sono sempre in totale accordo. Sono sempre sorridenti ed esilaranti per chi li osserva.
Le cose si complicano quando c’è da lavorare: i due fratelli in sala hanno spesso e volentieri idee discordanti che portano a lunghe e accese discussioni. Tutto questo, si potreste pensare nuoccia alla band. Tuttavia i loro “litigi” sono un vero e proprio toccasana in quanto, raggiungendo alla fine un punto d’ incontro, si arriva ( ad esempio nella “costruzione “ di una canzone ) a un prodotto finale inaspettato, che racchiude tutto il bello che entrambi vogliono esprimere.

Parliamo del vostro prossimo tour. Da dove partirà? Quali sono le vostre aspettative?

Giuseppe: Il tour partirà proprio dalla Calabria. Toccheremo tutte le regioni da qui a fine 2015. Andremo all’estero grazie ai contatti di Manu in Lussemburgo, Francia, Olanda, Germania. Grazie a Blob Agency ed al grande Frenk Blob, che si è mostrato interessatissimo al progetto, riusciremo a suonare dappertutto, facendoci conoscere dalla gente vera. Vorrei ringraziare Roberta Ruggiero che ci sta curando l’ufficio stampa che crede nel progetto e si è immedesimata nella nostra missione. Conquistare il mondo.