Psicosi da Ebola tra falsi allarmi e razzismo

Un uomo si prepara a togliersi la tuta protettiva nell'ospedale Biankouma in Costa d'Avorio (Photo: AFP/Getty)

Un uomo si prepara a togliere la tuta protettiva, nell’ospedale Biankouma in Costa d’Avorio (Photo: AFP/Getty)

E’ proprio di oggi, il primo caso sospetto in Italia secondo i media nazionali. Il malcapitato, un giovane somalo che si trovava nell’Ufficio immigrazione della Questura di Roma, avrebbe accusato un forte malore: «perdeva sangue dal naso e le sue condizioni fisiche sono peggiorate in pochi minuti», ha spiegato il Segretario Generale del sindacato di Polizia Anip Italia. Subito portato all’Umberto I di Roma per accertamenti, i medici hanno scongiurato il pericolo, riferendo che si tratterebbe di un “caso di epilessia” e quindi di un falso allarme. E c’è da capirlo:  immaginiamo lo stato degli Uffici dell’Immigrazione in Italia, in questo momento.

Ma, battute a parte, siamo veramente sicuri che si tratti del primo caso sospetto in Italia? In realtà, andando a fare una veloce ricerca sul web, i casi che mi capitano davanti sono ben due, di cui, nemmeno a dirlo, nemmeno l’ombra di Ebola. Il primo, a Bergamo, si riferisce ad un 34enne albanese, in ritorno dalla Nigeria, colpito da febbre e dolori intestinali, poi rivelatosi negativo alle analisi fatte dai medici dell’Ospedale Papa Giovanni XIII. Il secondo, a Perugia, riguarda un frate missionario in ritorno anch’esso dall’Africa (precisamente Brazzaville, Repubblica del Congo) che aveva accusato febbre alta ed altri malori. In seguito nella nota ufficiale della Direzione Generale dell’azienda ospedaliera di Perugia si legge: “Il paziente non soddisfa i criteri epidemiologici validati per casi sospetti di infezione da virus Ebola, non essendo transitato in Liberia, Sierra Leone, Guinea  e Nigeria.“. Quasi a confermare che il pericolo non era necessariamente alto, ma, non si sa mai, mandiamo gli italiani nel panico, cosicché ci si cominci a disperare tutti.

E’ chiaro che io sto provocatoriamente esagerando e la prevenzione non è mai troppa in questi casi. Ma permettetemi per un attimo di essere diffidente. Non vi appare sospetta questa morbosa attenzione dei media verso ogni qualsivoglia caso che possa creare una psicosi generale? E’ vero che esistono dei protocolli previsti dal ministero della Salute  e dall’Organizzazione mondiale della sanità e che, ahimè, questi sintomi di febbre, dolori intestinali, articolari e muscolari, mal di testa, debolezza, diarrea, vomito, mal di stomaco e inappetenza, sono facilmente confondibili con quelli di un reale caso di Ebola.

Tuttavia, ascoltando le dichiarazioni per strada, in treno per andare a lavoro o all’università, al bar, nessuno ha notato delle reazioni eccessive? Andiamo a vedere, ad esempio, gli effetti che l’Ebola ha scatenato sul web. Impossibile non riportare gli esasperati messaggi che Forza Nuova continua a pubblicare sulla sua pagina, a cui si è aggiunto di recente perfino un apposito hashtag: #morirediaccoglienza. Per non parlare della performance della Lega Nord che ha colto la palla al balzo facendo una proposta a dir poco delirante: adottare per tutti gli immigrati una“quarantena preventiva”. Come se un immigrato proveniente da qualsiasi Paese del mondo, possa rappresentare un pericolo concreto per la contrazione del virus. Escludendo (non se ne capisce il motivo) gli italiani in ritorno dai Paesi colpiti dal virus. Giudicate voi se possa essere una soluzione efficace.

Alla luce di questi episodi di becero razzismo e di molti altri (come questa pagina , che è solo una delle tante “interessate” all’argomento), inevitabilmente la questione si è spostata su uno degli argomenti preferiti nel dibattito politico negli ultimi anni, ovvero se sia necessario continuare ad accogliere gli immigrati in fuga da guerre, torture ed oppressioni, o respingerli in blocco come fanno Germania, Svezia e Gran Bretagna, i quali detengono il primato per richieste pendenti (come spiega bene Cadoinpiedi.it in questo articolo).

Invero, la situazione è da sempre molto complessa e non la si può certo continuare a trattare come un fenomeno “emergenziale”, lasciando fuori molteplici fattori fondamentali. Tra questi innanzitutto il fatto che quasi sempre la meta effettiva da raggiungere per gli emigranti africani non è l’Italia, bensì realtà come l’Inghilterra, la Germania ed altri Stati del nord Europa. Senza contare che in Italia spesso il tutto viene affrontato attraverso episodi di cronaca sconnessi, i quali ritraggono migliaia di disperati a bordo di “carrette del mare” (espressione preferita dai media) provenienti dal Mediterraneo, senza sapere che quello via mare non è l’unica via di immigrazione. Come dimostra Wikipedia alla voce  “Vittime dell’immigrazione illegale”, difatti, molte persone in fuga dal proprio Paese viaggiano, in condizioni particolarmente precarie, o nascosti nei vani carrelli di aerei diretti negli scali europei o addirittura sotto i treni.

Appare pertanto sconveniente alimentare una guerra tra “italiani” e resto del mondo. Probabilmente chi condivide tale visione non sa che gli immigrati in Italia sono più o meno 5 milioni e che essi sono una risorsa: fanno guadagnare alle nostre casse 1,4 miliardi di euro, come conferma il Dossier sull’Immigrazione 2013 (fra qualche giorno ci sarà l’edizione 2014) curato dal centro studi e ricerche Idos, in collaborazione con l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). Anzi, andando proprio a mettere i puntini sulle i, sappiamo che l’Italia ha speso oltre 1 miliardo e mezzo per il contrasto degli immigrati irregolari, con parecchi dubbi sulle modalità e l’efficacia con cui ciò è stato fatto. Soldi che sarebbero potuti essere spesi meglio per favorirne l’integrazione.

Detto ciò, diventa facile capire come il vero virus da annientare sia la malainformazione e l’allarmismo dei mass media che, attraverso la strumentalizzazione del virus Ebola, pare abbiano trovato terreno fertile per speculare e incitare all’odio xenofobo in una nazione che, come dimostra la storia, è particolarmente fragile davanti ad argomenti che vadano a toccare certe corde emotive degli italiani. 

  • Lorenzo Mariani

    Pienamente d’accordo. Per non parlare dell’allarmismo criminale fatto da chi vuole usare l’ebola come argomento contro l’immigrazione. Sta di fatto che gli unici casi finora verificatisi fuori dall’Africa riguardano non migranti ma cittadini europei e statunitensi o comunque persone andate e tornate in patria da sole con mezzi di trasporto legali e comuni (per lo più aerei).