De Magistris, da eroe dimenticato a “sindaco di strada”

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Sembra passata un’eternità da quel 27 ottobre 2007. ”La Calabria onesta non ci sta”, ”Trasferiteci tutti, la Calabria vuole De Magistris” Questi sono solo alcuni degli striscioni di protesta esposti a Cosenza, in quella splendida manifestazione di democrazia di una mattina d’autunno. Al corteo erano presenti migliaia di persone. Ad aderire c’erano numerose associazioni, organizzazioni studentesche, movimenti come quello fondato da Aldo Pecora “E adesso ammazzateci tutti”, nonché Sinistra democratica, Rifondazione comunista, Verdi, la Cgil ed i MeetUp di Beppe Grillo. Anche voi, come me, vi starete chiedendo: che fine hanno fatto tutti questi sostenitori di De Magistris? Ebbene, di quella splendida giornata in cui i cittadini sono scesi in piazza per esprimere il proprio dissenso nei confronti della sottrazione dell’inchiesta “Why Not” a De Magistris non è rimasto nulla. Se non un’infinità di parole, svanite nel vento: quello stesso vento che da sempre è simbolo di una città, Catanzaro, che vive nell’ombra di “poteri forti”, anche detti “poteri occulti”(come piace tanto scrivere ai giornali calabresi).

Da semplice studente di un liceo classico del capoluogo calabrese, quale ero nel 2007, ricordo bene quel giorno. Si respirava una bellissima atmosfera di coesione: tutti sembravano uniti nel pensare che quella decisione di spostare l’allora pm dell’ inchiestaWhy Not” De Magistris fosse ineccepibile. Per chi non lo ricordasse, in questa indagine giudiziaria dalle mille ombre, Luigi De Magistris aveva intuito un intersecatissimo giro di rapporti che ruotavano intorno all’imprenditore Antonio Saladino, allora presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, riguardo la cattiva gestione dei finanziamenti pubblici nel territorio calabrese. I reati ipotizzati andavano dall’associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, al finanziamento illecito dei partiti. Insomma, una di quelle situazioni che il buon Gadda definirebbe un pasticciaccio.

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Il procedimento cominciò nel 2006 e nel 2007 finì su tutti i giornali nazionali, poiché risultavano indagati nomi altisonanti come l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro della Giustizia Clemente Mastella che, guarda caso, sarà lo stesso a consentire il trasferimento di De Magistris dalla sede di Catanzaro a quella di Napoli e dalla funzione di pm a giudice del tribunale del Riesame.
Come finì quell’inchiesta, lo possiamo intuire tutti. Vi propongo un articolo de Il Post del 3 ottobre 2013, il quale mi sembra abbastanza chiaro in merito alla conclusione della vicenda. Spiega che «l’ex governatore di centrosinistra della Calabria, Agazio Loiero [..] è stato assolto “per non aver commesso il fatto”, dall’accusa di abuso di ufficio», insieme all’ex segretario generale della giunta regionale Nicola Durante «assolto con la stessa formula.» Prosegue spiegando che «la Cassazione ha deciso l’annullamento con rinvio della condanna» in appello a 3 anni e 10 mesi per associazione a delinquere dell’imprenditore calabrese Antonio Saladino. Aggiungo pure che venne archiviata anche la posizione di Romano Prodi e di alcuni suoi più stretti collaboratori, e prima ancora, era stata archiviata anche l’indagine su Clemente Mastella. In conclusione, dopo il trasferimento di De Magistris, l’inchiesta che “portò alla caduta del governo Prodi” si chiuse con parecchie assoluzioni. Rimane solo il dubbio se l’esito sarebbe stato diverso qualora, a portarla a termine, fosse stato il magistrato napoletano.

Ma, attenzione, questa non era la prima inchiesta avocata a De Magistris. Stessa sorte era toccata, nel marzo 2007, all’indagine chiamata “Poseidone“, dal nome del dio dei mari e, guarda caso, dei terremoti. Lo stesso terremoto che il pm napoletano stava creando con le sue ricerche.
Questa delicata indagine giudiziaria era  iniziata presso la procura di Catanzaro nel 2005, su presunti illeciti che sarebbero stati commessi nel settore della depurazione in Calabria. Anche qui, stessa storia. In quest’altro articolo datato 29 gennaio 2014 del quotidiano IlMattino.it apprendiamo infatti che, in seguito a numerosi rinvii, diversi reati dei 23 imputati nel processo sono finiti in prescrizione.

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L’unica inchiesta portata a termine dal pm partenopeo è quella chiamata “Toghe Lucane“, conclusasi con trenta archiviazioni per altrettanti indagati. A tal proposito, mi sembra interessante segnalare l’interpretaziondel giornalista Antonio Massari il quale invita tutti a “separare i fatti dalle opinioni” di fronte alla conclusione di tale episodio giudiziario.

Ci avviciniamo con la nostra ricostruzione sempre più ai giorni nostri. E’ il 17 marzo del 2009. Con un post sul blog di Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris annuncia, tra le prime polemiche dei suoi sostenitori, l’ingresso in politica, divenendo europarlamentare dell’Italia Dei Valori. Risulterà il secondo candidato più votato in Italia con 415.646 preferenze. Così, la sua carriera da pm, finisce tra l’amarezza dello stesso De Magistris che ripeterà più volte di essere “stato in qualche modo ostacolato” nella sua attività.

E’ da qui che chi lo aveva incoraggiato in ogni sua battaglia giudiziaria, decide di archiviare (parola chiave nelle sue inchieste) il passato, cambiando diametralmente la propria opinione in merito al nuovo europarlamentare. E’ il caso di Aldo Pecora, leader del movimento antimafia “E adesso ammazzateci tutti” il quale in un’intervista a Il Giornale (di per sé è una notizia), si dichiara “un po’ ” deluso, spiegando che avrebbe “preferito una telefonata prima della sua discesa in campo”. Immediata la risposta di De Magistris che non ci sta, e con grande eleganza offre un confronto civile al fondatore del movimento contro la criminalità organizzata.

Ma non è il solo. Molti cominciano ad essere gli scettici di fronte a questa sua scelta. Fino a che, nel maggio 2011 Luigi De Magistris diventa sindaco di Napoli, avviando un progetto che lo porterà ad ottenere risultati importanti nella gestione del tessuto cittadino napoletano. E non è un caso che la sedicesima edizione dell’indagine Monitorcittà, ad opera dell’Istituto di ricerca Datamonitor, lo incoroni come “il primo cittadino più amato d’Italia, con la plebiscitaria percentuale del 69, 8% di gradimento“.

Ma, chissà perché, anche qui l’ex Pubblico Ministero partenopeo comincia a diventare scomodo e a pestare i piedi a qualcuno. Fatto certo è che il 24 settembre 2014 ANSA.it  riporta la notizia della condanna ad un anno e 3 mesi per De Magistris ed il suo consulente informatico Genchi con l’accusa di aver acquisito senza averne l’autorizzazione le utenze di alcuni parlamentari nell’inchiesta “Why Not”. La cosa abbastanza anomala è che il processo non si svolge a Salerno bensì a Roma. La consideriamo anomala dal momento che su Catanzaro indagava il tribunale di Salerno e non di Roma. Ma proseguendo nell’analisi di questa condanna, sappiamo che la causa di tutto sarebbe l’acquisizione di tabulati telefonici di utenze appartenenti ad alcuni parlamentari. Ma come afferma lo stesso De Magistris, a mio parere con piena ragione, che senso avrebbe avuto andare ad indagare su membri del Parlamento che godono di immunità parlamentare? Sarebbe stato un autogol pazzesco per la sua carriera.

Oltretutto sarebbe interessante chiedere a qualsiasi magistrato come si sarebbe comportato trovandosi di fronte ad un grosso sistema criminale, e gli fossero capitati sotto gli occhi dei numeri di cellulare di cui non si sanno i proprietari (dal momento che accanto alle utenze non c’è mica scritto “questa è l’utenza di un parlamentare”). Pensate che avrebbe continuato ad indagare con grande professionalità o avrebbe rinunciato solo per un’eventuale possibilità che i proprietari fossero Tizio, Caio e Sempronio a cui spetta il privilegio dell’immunità parlamentare? La mia personalissima opinione è che un magistrato che si rispetti sciolga il nodo della matassa e risalga a quelle utenze. Ma la realtà non è questa, e quel magistrato, pur facendo il suo lavoro, viene condannato per abuso d’ufficio reo di non aver avuto doti di veggenza nel conoscere i titolari di quelle utenze.

Ovvia la reazione dell’opinione pubblica che, magari non avendo chiara la situazione, nel dubbio chiede la testa del sindaco, dibattendo non sulle dinamiche della condanna, ma sul fatto se sia giusto che De Magistris si dimetta o no. Per non parlare di chi, oltre a chiedere la sua testa, addirittura lo paragona al condannato Silvio Berlusconi. E in questo enorme circo Italia, vi starete richiedendo alla fine di questo pasticciaccio, che fine avranno fatto tutte quelle associazioni, movimenti studenteschi e semplici cittadini che un tempo credevano nel suo operato. Il quesito probabilmente rimarrà irrisolto.

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Fortunatamente per il “sindaco sospeso”, non tutti sono pronti a dargli del berlusconiano. Ne sono la prova gli incoraggiamenti dei cittadini napoletani, ricevuti durante la visita alla Vebo, la fiera internazionale della bomboniera presso la Mostra d’Oltremare a Napoli. Le tante urla di sostegno hanno così spinto De Magistris ad affrontare la situazione con determinazione e spirito civile. Il neo “sindaco di strada” perciò ha pensato di rinnovare il blog utilizzato durante la campagna elettorale, per segnalare giorno per giorno i suoi spostamenti e le sue iniziative per la città di Napoli.

Qualcuno potrà controbattere che si tratti di una mossa demagogica architettata ad hoc. Non ho la presunzione di contraddire chiunque lo voglia pensare. Mi viene però spontanea una provocazione: è meglio fare demagogia (dopo essere stati eletti dai cittadini) effettuando operazioni di bonifica, difendendo e  promuovendo l’acqua pubblica in quanto bene comune, restituendo spazi ai cittadini ed effettuando tante altre iniziative; oppure fare campagna elettorale passando ben 77 ore in televisione in un mese, come ha fatto il nostro caro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, eletto, tra l’altro, senza l’investitura popolare?

  • Dario Gualtieri

    Per me non è affatto dimenticato, anzi è l’esempio dell’orrenda deviazione italiana: se Falcone e Borsellino fossero vivi e avessero fatte le inchieste oggi, non li avrebbero martirizzati ma fatti dimenticare dai media. Che poi, comunque, sembra essere quello che conta per il 60-70% degli italiani.

  • Lorenzo Mariani

    Ti ringrazio per avermi invitato a leggere questo tuo articolo il quale mi ha dato da riflettere e invogliato ad informarmi su di un fatto di cui avevo una conoscenza sommaria. Bel pezzo soprattutto ben documentato.

  • Un parere ostinato e contrario:

    Prima di tutto ho trovato l’articolo molto piacevole e ben scritto. Tanto per chiarire.

    Dopodiché l’ex sindaco L.D.M. fu magistrato sciatto, e fu condannato perché il pressappochismo si sostituì all’acribia, doverosa virtù del mestiere, e lui si sostituì alla legge. La stessa legge che lui rappresentava e di cui era portavoce e garante lo condanna per non essersi accertato – come è consuetudine e prassi del buon operato – della provenienza e dell’attendibilità dei tabulati. Tutto qua. Ed è reato, punibile e punito. Può non sembrare rilevante, certo, ma è legge e la legge va rispettata ancor più se la legge ti stipendia.

    Per quanto riguarda l’accostamento al brianzolo di Arcore, la colpa è, ancora una volta, tutta del sindaco di strada. Se hai incarnato il bene nella grande sfida al male, se hai sbandierato qua e là le grandi lotte al potere in nome dell’integrità (con pochi pochissimi obiettivi centrati, ma non è questo il punto), mi pare ovvio e in un certo senso giusto che poi tutto ciò che fai diventa iperbolico e amplificato. E se fai bene, fai meglio di un tuo pari, e se fai male, fai peggio. Lui è entrato in europa prima e a Napoli poi, in nome di un ideale di giustizia di cui il paese abbisogna, ha preso molti voti per questo, e se poi sei il primo a tirare fuori il mantra della mala magistratura, carnefice e politicizzata, di cui sei vittima sacrificale in nome di scopi terzi è inevitabile che qualcuno allunghi il paragone, congruo o meno che sia. Come lui, tu che eri magistrato, proprio tu, neghi l’istituzione, la sentenza, la magistratura. Non si può fare, e altro che strada: sotto i ponti.

    Ad ogni modo io vedo un personaggio innamorato di sé più che della sua lotta, altro che Falcone&Borsellino, un protagonismo hollywoodiano per le anime belle, da riflettore non da spirito civico, impelagato nelle proprie vicessitudini (come quell’altro..), un uomo “sceso in campo” per redimere la politica corrotta (e se a Napoli ha fatto qualcosa – spazza e turismo – peccato mortale è non aver preso di petto la criminalità organizzata, la corruzione locale. Grande promessa grande dissipazione), questa è un’esperienza nota e loffia di una minuscola parte della magistratura meno seria, così tanto perché basta aver rappresentato il bene per fare il bene. Questa storia che la società civile rivoluzionerà (qui c’è sapore di una vecchia lista…) il mondo marcio che sguazza nel malaffare, penso che ormai abbia raggiunto il suo apice comico, ed è meglio non insistere. A quanto pare il De Magistris si è rivelato il solito smargiasso ossessionato da sé, vittima e carnefice di se stesso in un mondo che ruota solo intorno al suo ombelico.

    Ps: una persona che ha scalato il partito da dentro, che ha vinto le primarie, che sotto la spinta della base del proprio partito (che per come è strutturata la nostra democrazia rappresenta il popolo che lo ha votato) e del Capo dello Stato è diventato presidente del Consiglio, e che successivamente ha stravinto le europee non avrebbe l’investitura popolare??? No, questa me la spieghi! 😉

    Pps: il blog di De Magistris fa troppo ride…

    Ciao Luca e complimenti per il blog!

    • lucamussari

      Ciao Alejandro!
      Mi dispiace che tu la pensi così, ma rispetto il tuo pensiero, perché mi piace avere un contraddittorio su cui confermare o smentire le mie opinioni.
      Ti rispondo con una frase di Roberto Saviano che proprio qualche ora fa si è presentato alla terza edizione di “Contromafie”.
      Citando Giovanni Falcone ha detto: “Per combattere davvero la mafia ci vorrebbero due morti eccellenti l’anno”.
      Solo che negli ultimi anni i sistemi e le organizzazioni criminali, come tutti sappiamo, si sono evolute e non hanno più bisogno di omicidi e stragi. Ci pensano i processi giudiziari. Il caso De Magistris docet.